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Benedetta massoneria!

     Nel settembre del 2023 ha stupito molti l’atto di riverenza del re dei cattolici, Papa Francesco, alla salma di Giorgio Napolitano, presidente emerito della Repubblica italiana, soprattutto perché l’ex comunista migliorista non era un credente, tant’è che il suo funerale si è svolto in forma laica e non cattolica.
     Se si va a frugare su internet, si rileva un altro fatto strano, al limite della credibilità. Andrea Riccardi, ex ministro, ha sostenuto che «… Napolitano mi raccontò che, a un concerto in Vaticano, Benedetto gli volle parlare e gli preannunciò le sue dimissioni, quando solo pochi intimi lo sapevano e in Vaticano erano ignorate.» Riccardi si riferiva all’incontro svoltosi tra il Papa Benedetto XVI e Napolitano il 4 febbraio del 2013, prima del concerto in occasione dell’84° anniversario dei Patti Lateranensi.
     In sostanza, secondo Riccardi, sarebbe stato Papa Benedetto a sentire il bisogno di "confessarsi" con l’allora presidente della Repubblica italiana Napolitano sette giorni prima delle sue dimissioni avvenute l’11 successivo, per confidargli che era stanco e non ce la faceva più ad andare avanti.
     Solo per scrupolo ci sembra indicativo far presente che la presunta stanchezza non impedì a Ratzingher di morire quasi dieci anni dopo. E nonostante Riccardi alluda ad una grande intimità fra i due, prima di quel 4 febbraio 2013 Napolitano, almeno ufficialmente, incontrò Papa Benedetto XVI nel novembre 2006, nel 2008 quando il Pontefice ha ricambiato la visita, e nel 2009, durante un concerto per il quarto anniversario del suo pontificato. Quindi solo tre volte in sette anni. Ma le stranezze non finiscono qui.
un incontro tra Napolitano e papa Benedetto XVI      Il 23 febbraio del 2013, cioè dodici giorni dopo le dimissioni di Papa Ratzingher, e solo diciannove giorni dal precedente faccia a faccia, Napolitano viene da lui ricevuto in udienza privata di circa venti minuti fuori da ogni rigido protocollo, "come due vecchi amici che stanno per andare in pensione". È bene ricordare che non stiamo parlando di persone qualsiasi, ma di due capi di stato: cosa mai avranno avuto ancora da dirsi di così importante in privato a pochi giorni dall’altro incontro?
     Lascia perplessi un’altra vicenda riguardante Napolitano: ed è la sua presunta iscrizione alla loggia massonica segreta sovranazionale aristocratica reazionaria "Three Eyes" di cui parla Gioele Magaldi nel suo libro "Massoni", portata alla ribalta da un intervento parlamentare della senatrice Laura Bottici dei 5stelle il 12 gennaio del 2015, visionabile all’indirizzo https://youtu.be/4Ffr4_owTWQ?si=Ju8R3diXEepfd_4B. Le dimissioni di Giorgio Napolitano da Presidente della Repubblica Italiana al secondo mandato sono rassegnate esattamente due giorni dopo, il 14 gennaio 2015, e non risulta agli atti alcuna smentita alla sua presunta appartenenza massonica. Quel che lascia ancor più meravigliati è che nel fare ricerca nel libro citato salta agli occhi la presunta affiliazione massonica anche del Papa fatto santo Giovanni XXXIII (Angelo Roncalli).
     Come abbiamo già avuto modo di sostenere, l’appartenenza massonica non è considerata un reato, quindi dare del massone a qualcuno non costituisce di conseguenza offesa alcuna. Semmai, se di aggiramento alle leggi dobbiamo parlare, è per riferirci alle logge massoniche segrete o occulte, vietate dalla Carta costituzionale. Per restare in argomento, mentre la loggia P2, definita segretissima da Maurizio Costanzo nella famosa intervista a Licio Gelli sul Corriere della sera, è stata sciolta con Decreto da un Giovanni Spadolini probabilmente anche lui inserito nell’ambiente che conta, non si è mai saputo di provvedimenti presi nei confronti della loggia Propaganda 1, forse la cupola dalla quale venivano (o vengono tutt’ora) emanati gli ordini a cui i massoncini ubbidienti devono attenersi, definita "segreta" proprio dalla sua Bolla di fondazione. I magistrati sono sempre molto distratti quando si parla di alti "gruppi dirigenti", così come definiti da Aldo Moro.
     Il venerabile Licio Gelli era ancora in vita quando venne eletto l’argentino Papa Francesco. I due in un certo senso erano uniti da un legame di fondo in quanto il capo della P2 aveva vissuto per molti anni in Argentina, ricoprendo anche cariche ministeriali prestigiose.
     Lasciamo da parte le divagazioni sul tema e ritorniamo ora al filo del discorso iniziale, ponendoci una domanda: siamo sicuri che nell’incontro del 4 febbraio 2013 fu Napolitano ad essere stato informato delle dimissioni del Papa Ratzingher, o non fosse stato lui invece a chiederne le dimissioni in nome e per conto di un potere occulto superiore? Questa ultima ipotesi potrebbe dare una logica a tutta la vicenda, e soprattutto giustificare la visita di Papa Francesco alla salma di Napolitano, intesa come un ultimo sentito ringraziamento.
     La logica non provata potrebbe suggerire una diversa ricostruzione dei fatti. Se Napolitano, forse ambasciatore di un alto potere internazionale, non potendo delegare avesse portato personalmente l’obbligo di dimettersi a Papa Benedetto XVI, l’ordine eseguito a tamburo battente da Ratzingher porterebbe ad intuire altre circostanze. E sarebbe più razionale pensare al secondo incontro di diciannove giorni dopo come un’opportunità per indicare forse il nome del successore.
     Ove fossero vere le sopraesposte ipotesi non provate, l’omaggio alla salma dell’ex capo dello Stato da parte di Papa Francesco potrebbe essere attribuito semplicemente ad un atto di riconoscenza dovuto, e forse anche imposto. E se realmente Papa Ratzingher avesse eseguito un ordine di Napolitano, verrebbe spontaneo pensare ad un forte legame fra i tre, non certo di tipo religioso, ma sottomissorio.
     Naturalmente quelli esposti sono solo ragionamenti puramente filosofici, senza lo straccio di una prova, e che non devono necessariamente far pensare ad una massoneria in grado di dirigere le danze anche in ambito vaticano ai massimi livelli.
     Certo che se per pura ipotesi l’infiltrazione massonica fosse così estesa da potersi insinuare in tutti i settori dirigenziali nazionali ed internazionali, e persino religiosi, per i cittadini comuni sarebbero ridotte di molto le speranze di attuare finalmente una forma di democrazia repubblicana in assenza di dominio.
     Se così fosse, per paradossale che possa sembrare, non servirebbe a nulla intuire o scoprire i meccanismi di gestione del potere delle fratellanze: la sottomissione del cittadino profano proseguirebbe immutata nel tempo. Da parte di un potere così forte e capillare da poter in tranquillità consentire anche a chi scrive massima libertà di espressione e di ragionamento, nella sicurezza che nulla potrà scalfire il vero "sistema" di potere occulto.
     Resta solo la libertà, e non è poco, di poter rivelare certe vicende, e la soddisfazione di dire in faccia ai padroni del vapore: "guardate che ho capito tutto, e so quello che fate".

di Giovanni Corrao - 29/02/2024



la rivelazione della sen. Laura Bottici al senato




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